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Riapertura Tempio dei Caduti - 7 luglio 2017 • Comune di San Pellegrino Terme

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Aggiornato il 14 luglio 2017

Riapertura Tempio dei Caduti – 7 luglio 2017

Introduzione a cura del Prof. Foppolo Bonaventura e discorso del Parroco Don Gianluca Brescianini

Dott. Vittorio Milesi – Sindaco di San Pellegrino Terme

Sen. Nunziante Consiglio

On. Elena Carnevali

Dott. Riccardo Previtali – Commissario Fondazione Cariplo di Milano

Dott. Demis Todeschini – Consigliere Provincia di Bergamo

IL SALUTO DEL SINDACO

Porgo il saluto più cordiale dell’Amministrazione Comunale di San Pellegrino Terme a tutti i presenti a questo momento così straordinario e speciale per la nostra Comunità della riapertura, dopo gli importanti lavori di restauro eseguiti, del Tempio dei Caduti.

Alle Autorità che condividono con noi questo evento così significativo: dai Parlamentari sen. Nunziante Consiglio e on. Elena Carnevali, al Consigliere Demis Todeschini che rappresenta la Provincia di Bergamo, al Presidente della Comunità Montana Alberto Mazzoleni, ai colleghi Sindaci dei Comuni della Valle Brembana, alle autorità militari e religiose, ai rappresentanti delle Associazioni e delle Associazioni d’arma, ai rappresentanti degli Enti, delle Fondazioni e delle numerose realtà che in modi e forme diverse, hanno dato il loro fondamentale contributo per rendere possibile il recupero del Tempio dei Caduti e che ci onorano oggi della loro presenza.

Grazie ai sampellegrinesi che sottolineano con la loro partecipazione l’attaccamento della nostra Comunità al Tempio dei Caduti, eretto negli anni ‘20 per essere luogo di culto e al tempo stesso della memoria e del ricordo dei caduti sui vari fronti durante la prima e la seconda guerra mondiale.

Un luogo storicamente segno della collaborazione tra la comunità civile e quella religiosa che nel 1921 si accordarono per “erigere un Tempio della Vittoria dedicato ai militari di San Pellegrino caduti in guerra”, impegnandosi reciprocamente a “conservare in perpetuo il monumento a Tempio della Vittoria e a Chiesa aperta al pubblico per le celebrazioni religiose con il diritto per il Comune di poter collocare nel Tempio le salme dei caduti, di far celebrare le funzioni per gli stessi caduti e di festeggiare solennemente l’anniversario della vittoria della Prima Guerra Mondiale”.

E il “Tempio della Vittoria”, rinominato in seguito più opportunamente “Tempio dei Caduti”, ha conservato da allora questi suoi caratteri, ospitando nel tempo momenti particolarmente significativi per l’intera comunità sampellegrinese che sono entrati a far parte della storia stessa della nostra cittadina.

Una storia che grazie alla meritoria intuizione e iniziativa del Parroco don Gianluca Brescianini e agli studi e alle ricerche condotte dal prof. Bonaventura Foppolo, ci viene oggi compiutamente ricordata e riproposta in tutti i suoi aspetti, con una pubblicazione che accompagna proprio questa felice occasione della conclusione del restauro del nostro Tempio.

Tra le numerose, memorabili giornate vissute in questo luogo dalla nostra comunità, un posto e un ricordo speciali sono occupati dalla visita del Cardinale Patriarca di Venezia, Angelo Giuseppe Roncalli, che proprio nel Tempio dei Caduti, il 5 settembre 1953, benedisse i gonfaloni della Provincia di Bergamo e del Comune di San Pellegrino Terme, prima di rivolgere il suo pensiero di saluto ai partecipanti al Convegno Nazionale sulla montagna che si teneva proprio in quei giorni nella nostra cittadina.

E sono queste anche le ragioni per le quali, quando nel novembre 2011 l’allora Parroco mons. Giacomo Locatelli comunicò che il Tempio dei Caduti sarebbe stato chiuso per problemi di sicurezza, la comunità civile avvertì immediatamente la responsabilità e il dovere di concorrere e collaborare con quella religiosa, nella ricerca e nel reperimento delle risorse necessarie al recupero del sacrario per restituirlo, nei tempi più brevi possibili, alla comunità sampellegrinese in tutto il suo splendore.

L’impresa che inizialmente appariva ardua e per gli elevati costi degli interventi necessari, per molti aspetti proibitiva, grazie all’impegno e alla unità d’intenti di Parrocchia e Comune, ha incrociato e incontrato la generosità di tante persone, Enti e Istituzioni, rendendo possibile, con un unico lotto di lavori, il completo recupero e restauro del Tempio dei Caduti.

Tra le numerose persone e realtà a cui va il grazie riconoscente di tutta la comunità per il risultato raggiunto, va in primo luogo ricordato mons. Locatelli che si è prodigato in ogni modo per individuare una strada che consentisse il recupero del nostro Tempio e, insieme a lui, un pensiero di gratitudine e riconoscenza speciali vanno riservati al dott. Carlo Vimercati e al dott. Riccardo Previtali che si sono impegnati e hanno operato, con straordinaria disponibilità e generosità, affinché si concretizzassero le erogazioni di maggiore consistenza economica e quindi decisive per il restauro, della Fondazione Cariplo, della Fondazione della Comunità Bergamasca e della Fondazione Polli Stoppani.

Un grazie particolare, mi sia consentito di riservarlo anche a due sanpellegrinesi, Alberta Finotti e Matteo Vergani, che dal 2011 ad oggi, senza clamori, chiacchiere inutili e pretendere le luci della ribalta, hanno lavorato con grande passione e amore, con l’unico obiettivo di veder concretizzato il restauro e il recupero del sacrario.

Il Tempio dei Caduti, dove riposano le spoglie di tanti giovani sampellegrinesi che hanno dato la vita per la Patria, ci parla di quel legame che ci unisce a coloro che hanno camminato prima di noi, camminano con noi e cammineranno dopo di noi, nella nostra amata San Pellegrino. Un legame e radici che dobbiamo onorare e che possiamo tramandare nei loro aspetti più significativi e profondi, soltanto se tentiamo di dare ogni giorno il meglio di noi, rialimentando e risvegliando la nostra qualità umana e la nostra responsabilità personale.

Dobbiamo essere consapevoli, cari sampellegrinesi e amici, che a noi oggi viene chiesto qualcosa di molto meno impegnativo del sacrificio della vita.

Consentitemi allora di concludere ricordando un’altra figura straordinaria e luminosa – quella di don Primo Mazzolari – che nella settimana di ferragosto del 1953, proprio in questo luogo e per ben quattro sere di seguito, rivolse la sua parola a sampellegrinesi ed ospiti e il cui messaggio credo possa riassumere e dare un senso anche al nostro essere qui oggi.

Alla sua gente don Primo Mazzolari era solito ricordare la tragedia della guerra e gli orrori che ogni conflitto inevitabilmente porta con se, piuttosto che la retorica della vittoria. Accompagnava peraltro questo ricordo con parole taglienti in grado di interrogare e scuotere le coscienze: “A cosa serve avere le mani pulite se poi le

tieni in tasca? Bisogna usarle, le mani! Bisogna dare tutto e presto, perché la giornata è breve!”

Con questo spirito, esprimo l’auspicio e la speranza che tutta la comunità sampellegrinese nella riscoperta e nel ricordo di questo legame, di queste radici, di questi valori e di questo cuore antico, continui ad onorare ed essere degna di questa sua grande storia.

Vittorio Milesi


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